L’ARABIA SAUDITA PRONTA AD AUMENTARE LA CAPACITA’ DELL’OLEODOTTO PETROLINE

L’Arabia Saudita, uno dei principali esportatori di petrolio del mondo, ha deciso di puntare maggiormente sulle pipeline per distribuire il suo greggio agli acquirenti internazionali.
L’obbiettivo dichiarato del Governo di Riad – come ha spiegato nei giorni scorsi all’agenzia di stampa Reuters il ministro dell’energia del regno arabo, Khalid al-Falih – è quello di ridurre i transiti dallo stretto di Hrmuz, dove la tensione è sempre più alta a causa del recente sequestro della petroliera britannica Stena Impero da parte delle autorità iraniane.

Già oggi l’Arabia Saudita esporta una parte della suo greggio tramite un oleodotto: l’infrastruttura, chiamata Petroline e lunga 1200 Km, viaggiando sulla direttrice est-ovest collega l’area orientale del regno, dove è concentrata la produzione petrolifera, con il porto di Yanbu sul Mar Rosso. Da lì le navi possono salpare per lasciare il Paese senza dover attraversa la sempre più rischiosa area di Hormuz.

Attualmente la condotta Petroline ha una capacità di 5 MMbpd, ma l’intenzione di Riad – ha assicurato Falih – “è quella di incrementarla fino a 7 MMbpd, anche se un intervento del genere richiederà almeno 2 anni di lavoro”.

In questo periodo molti Paesi del Medioriente esportatori di petrolio stanno studiando percorsi altrernativi per evitare Hormuz: l’Iran per esempio – secondo la Reuters – sta pianificando un incremento della quota di greggio esportato attraverso il porto turco di Ceyhan.

 

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