OIL&GAS TRA DIGITALIZZAZIONE, INDUSRTIA 4.0 E CYBER RISK: DIBATTITO APERTO A MCT PETROLCHIMICO

Nuove tecnologie che portano enormi vantaggi, dalla digitalizzazione dei dati alla stampa 3D, ma che comportano anche una serie di ‘pericoli’ inediti, a partire dal cyber-risk.

Sono questi alcuni dei temi affrontati durante i convegni e gli workshop che hanno animato la decima edizione di mcT Tecnologie per il Petrolchimico, evento verticale di riferimento per i settori petrolchimico, oil&gas e industria di processo, organizzato a San Donato Milanese da EIOM in collaborazione con AIS/ISA Italy Section (Associazione Italiana Strumentisti), il patrocinio di ANIPLA (Associazione Nazionale Italiana per lʼAutomazione) e di GISI (Associazione Imprese Italiane di Strumentazione), la collaborazione di AIAS (Associazione professionale It. Ambiente e Sicurezza), di CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) e il supporto della “Guida Petrolchimico”.

Proprio AIS (Associazione Italiana Strumentisti) e la sezione italiana di I.S.A. (International Society of Automation) hanno curato la realizzazione del convegno “Il Petrolchimico nell’era di Industria 4.0: i nuovi orizzonti di Innovazione e Digitalizzazione”, incentrato sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e sulle potenziali applicazione in ambito oil&gas e petrolchimico.

Arturo Bellezza di EniProgetti ha spiegato come la business unit del ‘cane a sei zampe’ stia lavorando alla

digitalizzazione dei dati, in particolare con un progetto mirato a creare una piattaforma integrata di gestione dei dati: “Stiamo ragionando sia su nuovi progetti che su impianti già esistenti, spostando l’attenzione dal documento al dato. L’obbiettivo è non avere più dati prodotti all’esterno del sistema. I dati dovranno essere inseriti direttamente nella nuova piattaforma, da cui poi verranno gestiti e lavorati da tutti i reparti aziendali interessati”. Un progetto ambizioso, per la cui buona riuscita “è necessario un confronto e un percorso di condivisione con tutti gli stakeholder del gruppo”.

Un’altra tecnologia innovativa, riconducibile alla più ampia definizione di Industria 4.0, le cui applicazioni si stanno dimostrando molto promettenti per l’industria petrolchimica e dell’oil&gas, è la stampa 3D, “concetto che oggi può avere moltissime declinazioni diverse, ma che fa riferimento ad un mercato in continua espansione” ha ricordato Marco A. Marcuccio, responsabile commerciale di Cmf Marelli, azienda che già dalla metà degli anni ’90 opera in questo settore. “Nel 2016 il valore complessivo del mercato mondiale delle stampa 3D era pari a 7 miliardi di dollari, ma si stima che potrà arrivare a 27 miliardi già nel 2020”. Per quanto riguarda l’applicazione in ambito industriale, e quindi anche oil&gas, “la vera novità è che ormai si è passati dall’utilizzo di questa tecnologia come strumento molto veloce ed efficace per la realizzazione dei processi, al suo impiego come sistema di produzione vero e proprio per la componentistica di utilizzo finale. Gli esempi di primo piano – ha assicurato Marcuccio – non mancano: General Electric ha addirittura rilevato una serie di aziende specializzate nella produzione di stampanti 3D, così da avere la tecnologia in casa e poterla adattare alle proprie esigenze specifiche”.

Per chiarire quali possono essere i reali vantaggi derivanti dall’utilizzo di questa tecnologia in ambito petrolchimico e oil&gas, Giulio Paci e Marco Scognamiglio di XSIGHT – nuova business unit di Saipem creata proprio per fornire allo stesso contractor italiano e ai suoi clienti servizi ad alto valore aggiunto basati sulle nuove tecnologie – hanno illustrato due progetti in cui l’utilizzo dell’ ‘addictive manufacturing” ha generato tutta una serie di benefici concreti, a partire dalla migliore resistenza e funzionalità del pezzo, che non presentando più giunture e saldature è meno soggetto a corrosione o deterioramento, fino ad una più efficiente gestione del magazzino.

Tra gli altri argomenti affrontati durante il convegno la sicurezza negli impianti chimici in ambito 4.0, di cui ha parlato Marco Simonetta di Isoil Industria; la riduzione del rischio attraverso la standardizzazione, tema trattato da Carlo Perottoni di AIS & ISA Italy Section e Stefano Villa di Rockwell Automation, e l’applicazione della blockchain in ambito petrolchimico, raccontata da Ubaldo Montanari di Tenenga.

Un altro convengo, curato da Anipla – Associazione Nazionale Italiana Per L’Automazione, è stato invece dedicato alla cyber-security, con l’obbiettivo di ricordare che, connaturare ai molteplici benefici che l’adozione delle nuove tecnologie è in grado di generare, ci sono anche nuovi rischi, che è bene conoscere e quindi affrontare con cognizione di causa.

Numerosi gli interventi, preceduti da un’introduzione di Regina Meloni di Saipem, cui sono seguiti vari focus su differenti aspetti della questione, compreso quello di Paolo Scialla di Lloyd’s Register (uno dei principali enti di classificazione navale del mondo), che ha illustrato alcuni approcci alla minaccia cyber in ambito marittimo. “Le nuove tecnologie stanno trasformando l’industria dello shipping e dell’offshore, ponendo un problema nuovo come la cyber security. Il mix tra digitalizzazione dei processi, crescente automazione e interconnessione di tutti i sistemi espongono gli asset navali a rischi ‘cyber’, che possono essere riconducibili ad attacchi dolosi ma anche causati da errori nella gestione di un dispositivo o dall’involontaria introduzione di virus nel sistema” ha spiegato Scialla.

Oggi infatti tutte le navi, i mezzi di assistenza, la piattaforme offshore, sono connessi ad una rate, e questo automaticamente le espone ad un determinato livello di rischio cyber, non sempre percepito correttamente: “Lo scorso anno il colosso dei container Maersk Line ha subito un attacco hacker che ha causato enormi danni economici, ma che ha anche imposto al gruppo danese di riorganizzare e migliorare tutta la loro cyber-security”.

L’industria marittima – ha concluso il funzionario di Lloyd’s Register – è sostanzialmente divisa in due macro gruppi: “Da una parte ci sono le grandi corporation, economicamente solide e organizzativamente molto strutturate, che sono consapevoli della minaccia cyber e quindi si sono dotate delle competenze e degli strumenti adeguati per fronteggiarla. Dall’altra le compagnie medio piccole, che, alle prese con una serie di investimenti onerosi e resi obbligatori dalle nuove norme dell’IMO (International Maritime Organizzation) sulla tutela dell’ambiente, semplicemente non hanno ancora neanche affrontato la questione dei possibili rischi derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie”.

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