SAIPEM OTTIENE NUOVI CONTRATTI PER LA DIVISIONE DIRILLING, CHE PERO’ SAREBBE PROSSIMA ALLA CESSIONE

In attesa di definire la cessione della divisione drilling – su cui l’azienda guidata da Stefano Cao, secondo recenti rumor, sarebbe al lavoro coadiuvata dagli advisor Citi e Morgan Stanley e che, in base a quanto riportato da Milano Finanza, dovrebbe essere completata entro la fine del 2019 –Saipem ha ottenuto nuovi contratti proprio in questo settore di attività.

Si tratta di commesse assegnate in Norvegia e Medio Oriente, per un valore complessivo di 200 milioni di dollari.

Un contratto è stato firmato con l’azienda tedesca Wintershall per la perforazione di 2 pozzi più 2 opzionali, in continuità con precedenti incarichi, per operazioni in Norvegia. Sarà utilizzato il mezzo navale semi-sommergibile di sesta generazione Scarabeo 8, un’unità di perforazione in grado di operare in ambienti difficili. Si prevede che l’impianto sarà in funzionamento indicativamente fino al secondo trimestre del 2020. Con questo contratto, Saipem consolida la propria presenza nel settore norvegese del Mare del Nord e amplia il proprio portfolio clienti nella perforazione offshore grazie a un nuovo importante cliente.

Inoltre, Saipem ha ottenuto un nuovo contratto in Medio Oriente che prevede un prolungamento di quattro anni dell’uso del Perro Negro 7, un Jack up altamente specializzato. Perro Negro 7 è un’unità di perforazione autosollevante in grado di operare in acque profonde fino a 375 piedi. I lavori sono iniziati alla fine del primo trimestre del 2019.

“Con questo impegno a lungo termine – spiega il contractor italiani nella sua nota – Saipem rafforza e consolida la sua presenza in un’area chiave per le operazioni in acque poco profonde e la sua presenza in un mercato strategico per la compagnia”.

Al netto però delle dichiarazioni formali, sarebbero in pieno svolgimento trattative con potenziali acquirenti per la divisione dirlling, anzi le due divisioni drilling: offshore e onshore, il cui valore di mercato secondo di versi analisti si potrebbe attestare tra i 2 e i 3 miliardi di euro.

Secondo Milano Finanza, i principali ‘indiziati’ sarebbero al momento Payne, Patterson-Uti e Pioneer Energy services, tutte e tre società americane specializzate in attività di perforazione per l’industria oil&gas, ma Saipem avrebbe contattato anche la svizzera Transocean, altro contractor che opera nello stesso segmento di business.

Secondo gli analisti di Equita, citati dalla testata Start Mag, le due divisioni di Saipem (drilling offshore e drilling onshore) rappresentano il 10% del fatturato di gruppo atteso per il 2019 (889 milioni di euro) e il 30% dell’Ebitda (273 milioni, di cui gli analisti stimano 132 milioni offshore e 141 milioni onshore).

Secondo quanto riferito dalla stessa Saipem nella sua semestrale 2018, la flotta drilling offshore si compone di dodici mezzi di proprietà: sei unità ultra deep-water e deep-water per operazioni oltre i 1.000 metri di profondità (Saipem 10000, Saipem 12000, Scarabeo 5, Scarabeo 7, Scarabeo 8 e Scarabeo 9), due high specifications jack-up per operazioni fino a 375 piedi di profondità (Perro Negro 7 e Perro Negro 8), tre standard jack-up per attività fino a 300 piedi (Perro Negro 2, Perro Negro 4 e Perro Negro 5) e un barge tender rig (Saipem TAD). La flotta drilling onshore si compone invece di ottantasette unità, di cui ottantaquattro di proprietà e tre di terzi in gestione a Saipem.

Related posts