SHELL CHIEDE A WASHINGTON DI NON SANZIONARE IL GASDOTTO RUSSO NORD STREAM 2

Royal Dutch Shell ha chiesto al Congresso USA di non rendere effettive le sanzioni, delineate lo scorso luglio al Senato americano, contro il gasdotto Nord Stream 2, nuova pipeline sottomarina che collegherà la Russia con il Nord della Germania raddoppiando la capacità dell’attuale condotta Nord Stream (arrivando a 110 miliardi di metri cubi all’anno).

Un’opera su cui Mosca punta molto per poter bypassare l’Ucraina: i rapporti con Kiev, come noto, sono decisamente tesi e alla fine di quest’anno scade il contratto di transito che fino ad oggi ha consentito a Gazprom di spedire il suo gas verso occidente proprio tramite le pipeline che attraversano il territorio ucraino.

Secondo l’amministrazione Trump, però, il Nord Stream 2 aggraverebbe la già pesante dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, motivo per cui la scorsa estate è stato avviato l’iter per promulgare sanzioni economiche che colpiscano tutte le società o i soggetti a vario titolo coinvolti con la realizzazione del nuovo gasdotto, che è ormai già oltre l’80% (ma per l’ultimo tratto, che potrebbe essere posato in poco più di un mese, manca ancora il necessario via libera della Danimarca).

Shell, per bocca di Cederic Cremers, a capo delle attività della corporation in Russia, ha però auspicato uno stop: “Se l’attuale legislazione in fase di valutazione dal Congresso americano entrasse effettivamente in vigore, colpirebbe tutte le aziende a vario titolo coinvolte nel progetto, compresa Shell. Vogliamo quindi rispettosamente chiedere ai legislatori di non attuare queste sanzioni” ha dichiarato Cremers all’agenzia di stampa Reuters.

Il progetto del Nord Stream 2 è promosso dalla corporation russa Gazprom, mentre gli altri partecipanti, che hanno fornito supporto finanziario, sono Shell, le tedesche Uniper e Wintershall, l’austriaca OMV e la francese Engie.

In Europa molti Paesi (salvo, ovviamente, quelli che beneficerebbero più direttamente del nuovo gasdotto, come la Germania) hanno espresso la loro preoccupazioni rispetto al progetto di Gazprom, ma secondo Cremers “il mercato di produzione domestica del Vecchio Continente è in progressivo calo, e presto l’Europa avrà bisogno di ulteriori forniture dall’estero, sia via pipeline che sotto forma di GNL. Inoltre – ha concluso il manager di Shell argomentando il suo sostegno al Nord Stream 2 – un progressivo incremento dell’utilizzo del gas potrà contribuire a ridurre le emissioni di CO2 a livello globale”.

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