venerdì, Aprile 23, 2021

IN ITALIA L’OFFSHORE CRESCERA’ DEL 25% NEL 2018, SECONDO LE PREVISIONI DI GULF PUBLISHING

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Gli investimenti torneranno a crescere nel 2018, anche in Italia, ma l’industria dell’oil&gas deve aprirsi ai cambiamenti e puntare maggiormente sull’innovazione tecnologica.

Di questi, e di molti altri temi, gli operatori del settore hanno discusso in occasione del convegno ‘Energia: nuovi scenari e trend tra innovazione e sostenibilità’, organizzato a Milano da Assomineraria Settore Beni e Servizi, il cui vicepresidente Sergio Polito ha introdotto i lavori.

Fabrizio Di Amato, Presidente di Maire Tecnimont – presso la cui sede si è svolto l’incontro – ha subito ribadito che “siamo davanti ad una nuova rivoluzione industriale, irreversibile anche se non immediata”. In questo contesto, l’industria energetica, “storicamente piuttosto conservatrice”, deve sapersi rinnovare, “e digitalizzarsi per essere più competitiva”. Il numero uno di Maire vede “un grande potenziale di sviluppo per il gas, ma bisogna puntare sul downstream e incrementare la catena del valore”, mentre per quanto riguarda le rinnovabili, “è ovvio che il futuro vada in quella direzione, ma non sono ancora mature per sostituire del tutto gli idrocarburi”.

In ogni caso lo scenario di mercato nel comparto upstream è positivo: Andy McDowell, Vice President della casa editrice americana Gulf Publishing, che pubblica numerose testate specializzate nel settore oil&gas, tra cui World Oil, ha infatti illustrato i risultati della ricerca 2018 Forecast, secondo cui durante l’anno in corso le attività offshore a livello mondiale cresceranno del 10,4% rispetto al 2017, con la perforazione di oltre 200 nuovi pozzi. Un dato particolarmente positivo riguarda poi l’Italia, dove nel 2018 le attività offshore cresceranno del 25,5%. Incrementi più moderati, invece, in Medio Oriente (+2,9%) e in Asia (+6,6% grazie sopratutto al ruolo guida della Cina). Mercato in netta ripresa anche negli Stati Uniti, dove gli investimenti cresceranno del 15% passando dagli 87 miliardi di dollari del 2017 a oltre 100 miliardi nel 2018. L’attività dei pozzi aumenterà del 12%, ma nell’offshore del Golfo del Messico è invece prevista una contrazione dell’8,4%.

Per quanto riguarda invece il versante downstream, come ha spiegato Catherine Watkins, responsabile delle testate Hydrocarbon Processing e Gas Processing di Gulf Publishing, il grosso degli investimenti si concentra in Asia, con un capex pari a 623 miliardi di euro per il periodo 2015-2030 (su un totale mondiale di 1.800 miliardi di dollari), destinato per il 40% ad attività di raffinazione, per il 34% all’industria petrolchimica e per il 26% al settore del gas e del GNL.

“L’industria petrolchimica crescerà ulteriormente in Asia, Medio Oriente e Nord America, mentre l’incremento della domanda mondiale di gas continuerà fino al 2040, con paesi come Egitto, Giordania, Pakistan e Polonia che guideranno l’import di GNL, esportato principalmente da USA e Australia”.

E proprio negli Stati Uniti, lo sviluppo dello shale oil, su cui ha incentrato il suo intervento Alessandro Blasi, Senior Programme Officer di IEA, è diventata ormai una ‘big story’: “In questo settore, nel 2017 gli investimenti sono cresciuti del 53% rispetto all’anno precedente, mentre per il petrolio tradizionale sono rimasti sostanzialmente stabili. Questo configura un mercato del greggio a 2 velocità”.

Sullo stesso argomento è intervenuto anche Roberto Nava, Partner di Bain & Company Italy, secondo cui la comparsa dello shale oil “ha modificato sostanzialmente le tradizionali dinamiche del mercato petrolifero”. Inoltre – ha aggiunto Nava – “la domanda mondiale di energia crescerà a tassi più alti rispetto alle rinnovabili, motivo per cui la domanda di idrocarburi resterà sostenuta nei prossimi anni, in particolare per ciò che riguarda il gas naturale e il GNL”. Un mercato in ripresa quindi, “ma con un andamento sempre più irregolare e discontinuo”.

Nella seconda parte del convegno, manager di alcune delle principali aziende del settore oil&gas hanno illustrato le iniziative delle rispettive società in tema di sicurezza, innovazione e sostenibilità ambientale: sono intervenuti nell’ordine Giuseppe Tannoia, EVP Research & Technological Innovation di Eni; Sergio Paggi, Vice Presidente Research Technology Process & HSE di Tecnimont; Dora Adamo, Industrial Marketing Leader di BHGE; Ilaria Zappacosta, Manager Salute Sicurezza Ambiente e Qualità di EniProgetti e Antonio Vincenzi, Direttore Tecnico di Petroltecnica.

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