martedì, Ottobre 26, 2021

OFFSHORE EUROPE: OPERATORI MODERATAMENTE OTTIMISTI, MA SERVONO CAMBIAMENTI

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Il contesto internazionale dell’industria energetica, e in particolare il settore dell’oil&gas, sono radicalmente mutati negli ultimi 2 anni, ovvero dall’ultima edizione della fiera internazionale SPE Offshore Europe di Aberdeen, svoltasi nel 2015.

Motivo per cui, nella sessione plenaria che ha aperto l’edizione 2017 dell’evento, i top manager e i relatori presenti hanno ripercorso i cambiamento di un filone di business, quello legato alle attività petrolifere, che ha visto il prezzo del greggio crollare e poi riprendersi parzialmente: “Siamo in un ambiente positivo ora, rispetto agli ultimi due anni, ma l’ottimismo deve essere ancora unito alla cautela” ha infatti spiegato il CEO di Oil&Gas UK Deirdre Michie.

Concordi sul tema anche gli altri executive dell’industria intervenuti, come il CEO di Shell Ben van Beurden, il CEO di BP Bob Dudley, il CEO di Wood Group Robin Watson, e il Chief Exploration & Production Officer di Petrobras Solange de Silva Guedes.

Tra gli altri grandi cambiamenti intervenuti nell’ultimo biennio, i relatori hanno ricordato la nascita di nuove infrastrutture come terminal per l’export, un rinnovato interesse dei fondi d’investimento per il settore e le numerose operazioni di M&A come per esempio l’acquisizione della danese Maersk Oil da parte del gruppo francese Total.

Per quanto riguarda gli aspetti più tecnici, è stato affrontato il tema del decomissioning delle piattaforme a fine vita, e Elizabeth Proust, Managin Director di Total E&P UK, ha assicurato di ritenere sempre più importante il ruolo delle nuove tecnologie nello sviluppo delle infrastrutture sottomarine.

L’industria offshore, però, secondo i suoi stessi protagonisti, ha bisogno di diventare sempre più efficiente, ridurre i propri costi e garantire una maggior sostenibilità economica per restare rilevante, attrarre investitori e nuovi talenti garantendo cosi un benessere a lungo termine per gli operatori del comparto.

Se non saprà rinnovarsi, il rischio concreto è che l’industria offshore non sia più in grado di attrarre le nuove generazioni, tema su cui sono nuovamente intervenuti intervenuti in un’apposita sessione il CEO di BP Bob Dudley, il CEO di Shell Ben van Beurden, il CEO di Wood Group Robin Watson, lo chief exploration and production officer di Petrobras Solange Guedes, insieme questa volta all’Exchequer Secretary del Tesoro britannico Andrew Jones e al Presidente di SPE (Society of Petroleum Engineers, che organizza la fiera scozzese) Janeen Judah, nell’ambito di un dibattito moderato da Catherine MacGregor, Presidente di Schlumberger’s Drilling Group.

Un tema particolarmente caldo, considerando che con la crisi del prezzo del greggio, negli ultimi 3 anni l’industria ha ‘bruciato’ oltre 350.000 posti di lavoro (un trend che però sta rallentando, con -13.000 addetti nel 2017, rispetto ai -60.000 del 2016), una parte dei quali potrebbe non essere mai recuperata considerando che, secondo molti osservatori presenti all’Offshore Europe di Aberdeen, il nuovo livello del prezzo del petrolio, ben al di sotto dei massimi toccati alcuni anni fa, è da considerarsi ormai non ciclico bensì strutturale.

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