L’ENI PRONTA E INVESTIRE FINO A 5 MILIARDI PER RADDOPPIARE LA PRODUZIONE DI GAS IN ADRIATICO

L’attesa degli operatori di Ravenna, che aspettavano con ansia di conoscere i pinai dell’Eni per il distretto offshore adriatico, è stata ampiamente ripagata.

La corporation di San Donato Milanese ha annunciato ieri, in occasione di un apposito evento cui hanno preso parte le autorità locali e il responsabile di tutte le operazioni upstream di Eni, Antonio Vella, un piano di investimenti da ben 2 miliardi di euro nel quadriennio 2017-2020, cifra ampiamente superiore ai 450 milioni di cui aveva parlato il CEO Claudio Descalzi durante la fiera OMC di Ravenna, e che potrebbe ulteriormente lievitare fino alla ragguardevole somma di 5 miliardi, in previsione di un raddoppio della produzione di gas dei giacimenti dell’offshore adriatico.

Come spiega la stessa azienda in una nota, infatti, la previsione è di mantenere l’attuale livello di produzione pari a 8 milioni di metri cubi di gas al giorno, e a tale scopo – ha spiegato Vella – servono i 2 miliardi stanziati, senza i quali l’output calerebbe del 25%. Ma il potenziale dell’area consentirebbe di raddoppiare la capacità, portandola a 16 milioni di metri cubi di gas al giorno nel 2020, obbiettivo che l’Eni sembra intenzionato a perseguire con investimenti aggiuntivi per altri 3 miliardi di euro, tornando ai livelli di 10 anni fa.

Nella strategia della oil major italiana – prosegue la nota – il gas riveste un ruolo fondamentale, in quanto rappresenta il miglior partner possibile per le rinnovabili nella transizione verso un futuro di energia sostenibile a basso contenuto di CO2. In quest’ottica, Ravenna conferma la sua importanza strategica in quanto, grazie a un network infrastrutturale già esistente e a un indotto di alto livello, è possibile produrre gas in modo competitivo e sostenibile.

Gli investimenti avverranno infatti in un quadro di completa sostenibilità ambientale: elemento centrale del programma è l’utilizzo prevalente di impianti e strutture esistenti contestualmente alla dismissione di alcuni asset non più funzionali al rilancio delle attività nell’offshore, con l’avvio di un piano di decomissioning delle piattaforme più datate, anch’esso atteso da tempo come tassello utile a rilanciare l’attività dei contractor locali.

L’innovazione tecnologica sarà una leva fondamentale del piano industriale: i progetti di ricerca e innovazione, attualmente in corso di sperimentazione, renderanno le piattaforme di Ravenna un vero e proprio laboratorio per l’adozione di nuove tecniche per lo sfruttamento delle energie rinnovabili, favorendo l’interazione gas-rinnovabili. Eni, infatti, dedicherà il 50% degli investimenti globali R&D allo sviluppo di nuove tecnologie per una transizione energetica verso un futuro low-carbon.

Un progetto ambizioso che però – mette in guardia Vella – potrà realizzarsi completamente solo se il periodo necessario ad avere il rilascio delle autorizzazioni statali scenderà dagli attuali 50 mesi almeno a 35, periodo considerato più ragionevole anche se non ancora ottimale, considerando che il limite di legge sarebbe a 15 mesi e che in Norvegia sono necessari solo 6 mesi per ottenere riscontro dallo Stato in tema di operazioni offshore.

 

 

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