mercoledì, Maggio 25, 2022

IN 5 ANNI LA CINA DIVENTERA’ IL SECONDO IMPORTATORE MONDIALE DI GAS RUSSO

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L’Europa è ancora, e di gran lunga, il primo cliente del gas naturale esportato dalla Russia, ma Mosca guarda sempre più al Far East come potenziale mercato di sbocco per una quota rilevante della propria produzione.

E da ora potrà farlo in modo molto più concreto: ieri (2 dicembre), infatti, il Presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno ufficialmente inaugurato la nuova pipeline Power of Sibera. Si tratta di una condotta lunga 3.000 km, che collega i giacimenti di gas di Chayandinskoye e Kovytka, in Siberia, con il confine russo-cinese, e quindi con l’enorme mercato interno della Repubblica Popolare, che crescerà considerevolmente nei prossimi.

Il nuovo gasdotto arriverà a regime nel 2025, quando verranno completati i progetti di sfruttamento dei giacimenti siberiani, e trasporterà in Cina 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno per i successivi 30 anni, in forza ad un contratto siglato tra Mosca e Pechino i cui dettagli economici sono rimasti riservati.

Tale quantità renderà di fatto la Cina il secondo acquirente di gas russo a livello globale, dietro solo alla Germania che nel 2018 ha comprato dalla Russia oltre 58 miliardi di metri cubi, confermandosi il primo cliente di Gazprom.

Lo scorso anno Mosca ha esportato un totale di 247 miliardi di metri cubi di gas, di cui 200 diretti nel Vecchio Continente, che quindi resta saldamente il primo mercato di sbocco.

Molti però sono i fattori che stanno spingendo Mosca non certo a sostituire i clienti europei (i gasdotti Nord Stream 2 e TurkStream, entrambi prossimi al completamento, hanno come punto di arrivo rispettivamente la Germania e l’Europa meridionale, via Turchia), ma comunque a integrarli con altri possibili acquirenti: dalle sanzioni economiche comminate da Bruxelles dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca, fino alle difficili trattative in corso con l’Ucraina per il rinnovo del contratto di transito (in scadenza tra poche settimane).

In questo contesto, il ‘pesce grosso’ su cui puntare è sicuramente la Cina: secondo la EIA nei prossimi anni il consumo interno di gas naturale della Repubblica Popolare, in conseguenza della decisione di Pechino di ridurre l’utilizzo del carbone, crescerà notevolmente arrivando ad assorbire il 40% di tutto il prodotto commercializzato a livello mondiale.

Una fabbisogno che imporrà alla Cina un conseguente aumento delle importazioni: una nuova torta di cui la Russia, con la pipeline Power of Siberia, si è già assicurata una bella fetta.

 

 

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