L’ITALIA DIPENDE AL 77% DA FONTI ENERGETICHE ESTERE: IL DATO PEGGIORE DI TUTTA L’UE

L’Italia, si sa, è gravata da una forte dipendenza energetica da fonti estere: non è in grado, cioè, di coprire il proprio fabbisogno con la prodizione interna, e deve ricorrere all’importazione per soddisfare la domanda nazionale di energia.

Una situazione in cui si trovano molti altri Paesi, anche se nessuno sembra essere mal messo quanto lo siamo noi: secondo i dati recentemente raccolti da SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), centro studi del gruppo Intesa Sanpaolo, nel suo recente Med & Italy Energy Report, infatti, il Belpaese ha una dipendenza energetica pari al 77%, il dato peggiore di tutta l’UE. La media continentale si attesta al 55,1%, mentre la Spagna arriva al 73,9%, la Germania al 63,9% e la Francia (anche grazie all’apporto delle proprie centrali nucleari) si ferma al 48,6%.

Fire Plug

Questa dipendenza da fonti estere diventa ancor più marcata quando il focus si sposta dall’energia nel suo complesso al solo segmento del gas naturale, in cui l’Italia deve importare ben il 90% di tutto il combustibile consumato ogni anno a livello nazionale.

Importazioni che – secondo il report di SRM – avvengono per la quasi totalità (di nuovo siamo attorno al 90%) via pipeline, e che complessivamente sono alimentate da pochi Paesi, a partire dalla Russia che fornisce il 39% di tutto il gas naturale acquistato a livello internazionale dall’Italia (la quota sale al 50% se consideriamo solo gli approvvigionamento via gasdotto), seguita da Algeria (28%) e Qatar (10%).

Dopo la Russia, l’altro principale bacino da cui attinge l’Italia (in attesa che il TAP porti il metano estratto in Azerbaijan) è il Nord Africa, da cui però gli acquisti sembrerebbero essere in fase calante. Secondo la testata Interfax Energy, infatti, al netto di un incremento del 13% dei volumi spediti dalla costa settentrionale dell’Africa (Libia, con il gasdotto GreenStream, e Algeria, con la Trans-Mediterranean Pipeline) registrato nella settimana n.37, rispetto a quella precedente, a livello annuale il saldo è negativo del 13,3%.

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