venerdì, Marzo 5, 2021

Londra pronta a ritirare il sostegno pubblico ai progetti oil&gas internazionali

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Il primo ministro britannico Borisn Johnson si impegnerà a porre fine al sostegno pubblico del Regno Unito a progetti internazionali relativi allo sviluppo di fonti energetiche fossili.

Il premier – secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters – lo annuncerà nel corso di un summit dell’ONU che si svolgerà sabato prossimo e spera con questa mossa di spingere altri Paesi e muoversi nella stessa direzione.

In passato il Governo di Londra era stato accusato di ipocrisia poiché, a fronte degli annunci circa l’impegno nella transizione energetica, continuava a sostenere finanziariamente progetti internazionali in ambito oil&gas.

Per questo Johnson ha deciso di cambiare rotta, dichiarando che “prendere decisioni ambiziose oggi ci aiuterà a creare nuovi porti di lavoro in futuro, sostenendo la ripresa economica dopo il coronavirus e tutelando contemporaneamente il nostro pianeta”.

Al summit parteciperanno i leader di molti Paesi, tra cui Cina, India, Canada e Giappone, che dovrebbero annunciare nuovi pinai in tema di tutela dell’ambiente, ma la Gran Bretagna sarà il primo Stato a dichiarare esplicitamente il suo impegno verso uno stop totale al sostegno pubblico nei confronti dell’industria oil&gas internazionale.

In passato le istituzioni finanziarie pubbliche inglesi avevano offerto garanzie per miliardi dollari a favore di aziende connazionali impegnate nello sviluppo di progetti di petrolio e gas in Paesi come Brasile, Iraq, Argentina e Russia.

Secondo il Governo di Londra, questa nuova politica verrà implementata concretamente “il prima possibile” e prevedrà la fine di ogni tipo di supporto – tramite aiuti allo sviluppo di Paesi terzi, supporto al credito per l’export e agevolazioni commerciali – a progetti relativi a petrolio, gas e carbone a livello internazionale.

Le uniche possibili eccezioni a questa nuova linea d’azione annunciata da Johnson dovrebbero essere costituite da alcune tipologie di centrali elettriche a gas naturale, che dovranno comunque attenersi a “rigidi parametri” nel rispetto di quanto stabilito dagli accordi di Parigi sul clima.

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