venerdì, Gennaio 21, 2022

Il vaccino anti-Covid fa ‘decollare’ le quotazioni del jet fuel, che iniziano a riprendersi dopo il crollo dei mesi scorsi

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Grazie ad una modesta ripresa della domanda di trasporto aero, e soprattutto all’avvio della distribuzione dei vaccini anti-Coronavirus, la cui adozione su larga scala fa ipotizzare un aumento del numero di voli per il 2021, il mercato globale del jet fuel è ‘resuscitato’.

Il carburante per aeroplani è stato il prodotto petrolifero più colpito dagli effetti della pandemia, considerano che per molti mesi di quest’anno il traffico aereo è stato di fatto interamente bloccato, e secondo molti analisti ci vorranno anni prima che il mercato torni ai livelli pre-crisi, anche se una prima inversione di tendenza appare ormai evidente secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters.

A dicembre infatti i margini delle raffinerie per questo tipo di produzione hanno toccato il picco più alto da molti mesi a questa parte, sostenuti dalla speranza di una possibile ripresa del comparto aereo nel corso del prossimo anno, soprattutto grazie alla diffusione del vaccino e quindi all’auspicabile contenimento della pandemia.

Da settembre ad oggi i margini della raffinazione di jet fuel in Asia, che è il primo mercato mondiale, sono aumentati del 580% e i prezzi del prodotto in export sono cresciuti del 45% toccando il valore più alto mai raggiunto dallo scorso marzo, quando era appena cominciata la parabola discendente.

Secondo la sede di Singapore della società di analisi Wood Mackenzie, nel primo trimestre dell’anno prossimo, pur con una serie di limitazioni ai viaggi internazionali che resteranno ancora in vigore, la domanda di jet fuel sul mercato asiatico crescerà e si attesterà a quota 1,4 milioni di barili al girono. Già nell’ultimo trimestre di quest’anno la domanda dovrebbe raggiungere buoni livelli, nell’ordine degli 1,3 milioni di bpd, circa il triplo rispetto ai 460.000 bpd del Q2 2020, anche se ancora ben al di sotto (-41%) dei volumi dello stesso periodo del 2019.

Negli USA invece, dove i margini di raffinazione dei distillati (di cui fa parte il jet fuel) sono raddoppiati rispetto a settembre, pur restando ampiamente al di sotto del periodo pre-crisi, la domanda di carburante per aerei è attualmente pari a circa 1,34 bpd, il 30% in meno rispetto a gennaio scorso, prima dello scoppio della pandemia.

Per il prossimo futuro, molto dipenderà da quando effettivamente termineranno le misure di contenimento del coronavirus, e quindi le limitazioni ai viaggi internazionali: al momento infatti il mercato aereo si è effettivamente ripreso rispetto al blocco totale della scorsa primavera, ma il numero di voli effettuati globalmente a novembre è stato del 45% inferiore rispetto allo stesso mese del 2019.

Meglio va, per ovvie ragioni, il trasporto aereo cargo, i cui volumi a ottobre sono stati inferiori solo del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Molti osservatori in ogni caso si aspettano una rapida ripresa della domanda di trasporto aereo passeggeri in conseguenza delle campagne di vaccinazione di massa, che dovrebbero essere attuate da molti paesi nel corso dei prossimi mesi.

Per quanto riguarda l’Europa, secondo JP Morgan la domanda di jet fuel si è mantenuta attorno ai 700.000 bpd nel terzo e quarto trimestre dell’anno, con una evidente ripresa rispetto ai 400.000 bpd del secondo trimestre, ma ancora ben lontana dai 1,3 bpd dei primi mesi dell’anno.

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