La decisione del Governo americano di reintrodurre pesanti sanzioni nei confronti dell’Iran avrà un effetto diretto sul prezzo del barile di greggio, che potrebbe salire in misura sensibile in conseguenza delle recenti mosse di Washington.
Come noto, nei giorni scorsi il Presidente americano Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti usciranno dall’accordo sul nucleare iraniano, il cosiddetto accordo dei 5+1 (Usa, Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania) in base al quale il regime di Teheran si impegnava a bloccare il suo programma di sviluppo di armi atomiche e, in cambio, USA ed Unione Europea avevano cancellato le sanzioni fino a quel momento pendenti nei confronti dell’Iran.
Un agreement da cui Trump ha deciso di sfilarsi, motivando tale scelta con la convinzione che Teheran finanzi attivamente il terrorismo in Medio-Oriente. Secondo quanto annunciato dallo stesso Presidente americano, nei prossimi 90 giorni verrà nuovamente introdotto il divieto di scambi commerciali con l’Iran per una moltitudine di categorie merceologiche, che in ulteriori 90 giorni verrà esteso anche a greggio e prodotti derivati.
Gli effettivi impatti di questa mossa restano ancora da verificare, ma certamente un effetto ci sarà: l’Iran, con un output di 3,8 milioni di barili di greggio al girono (pari al 4% delle forniture petrolifere mondiali), è il terzo produttore dell’area OPEC dietro Arabia Saudita e Iraq, anche se bisogna considerare che la maggior parte del petrolio prodotto dal Paese degli ayatollah è venduto in Asia, e una quota minoritaria va invece in Europa (600.000 barili al giorno), che ha manifestato la volontà di mantenere in vita l’accordo con Teheran e non reintrodurrà quindi alcuna sanzione.
In ogni caso, secondo la banca americana Goldman Sachs, la decisione di Trump, unita alla tensione geopolitica in alcune altre aree di produzione come Arabia Saudita e Venezuela, spingerà al rialzo il prezzo del barile nei prossimi mesi.
Gli analisti di Goldman prevedono infatti che un barile di Brent, attualmente acquistato per 77 dollari, arriverà a 82,5 dollari entro l’estate. Questo sostanzialmente perché le nuove sanzioni americane causeranno una riduzione dell’output petrolifero iraniano nell’ordine dei 500.000 barili al giorno, ammanco sufficiente per far lievitare il prezzo del petrolio a livello globale di circa 6,20 dollari al barile.
“Questi elevati rischi geopolitici presenti nelle regioni di produzione – scrive Goldman Sachs nel suo report – aumentano la possibilità di rialzo del Brent e rinforzano la nostra visione secondo cui la volatilità del prezzo del barile continuerà ad aumentare”.