SECONDO BP LA DOMANDA DI PETROLIO NON TORNERA’ PIÙ A LIVELLI PRE-COVID

Il lungo periodo di crescita della domanda globale di petrolio è definitivamente giunto al termine e, dopo l’epidemia di coronavirus, il consumo di greggio non tornerà mai più ai livelli pre-crisi.

A sostenerlo, in un report diffuso ieri, è BP: si tratta, secondo Bloomberg, della prima oil major a parlare apertamente dell’imminente fine dell’era del petrolio.

Mentre i manager delle grandi corporation e i membri dell’OPEC sostengono che invece il settore potrà godere ancora di decenni di sviluppo, rompendo una sorta di ortodossia da cui è permeata l’industria – fa notare Bloomberg – l’azienda britannica ha formulato pubblicamente previsioni di segno opposto, che vedono un inesorabile declino del petrolio, il cui picco, in termini di domanda globale, sarebbe ormai alle spalle.

Ed è per questo motivo che BP è la major petrolifera che è già fatto più passi degli altri verso un ridimensionamento del proprio business tradizionale a favore di nuove fonti: il CEO Bernard Looney nelle scorse settimana ha annunciato che la quota delle attività di BP legata agli idrocarburi scenderà sotto al 40% nei prossimi 10 anni e che l’azienda investirà 5 miliardi all’anno per costruire uno dei più grandi portafogli al mondo in ambito rinnovabili.

Una visione coerente con le stime dell’azienda, secondo cui – anche per effetto della pandemia di coronavirus e delle misure di lockdown – il consumo mondiale di petrolio si dimezzerà entro il 2050 nello scenario più ‘conservativo’, mentre calerà dell’80% nello scenario più estremo.

Ovviamente, anche se nessuno si è spinto fin dove è arrivata BP con dichiarazioni pubbliche sulla fine dell’era del petrolio, molte altre major si stanno muovendo attivamente per ridurre l’esposizione negli idrocarburi e rafforzare la propria presenza in settori legati alla transizione energetica, tra cui per esempio Shell e Total.

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