ROSNEFT E LUKOIL AVVIANO NUOVE PERFORAZIONI AL POLO NORD

Quasi contemporaneamente Rosneft e Lukoil, le due principali oil major russe, da sempre rivali per la supremazia nazionale nel settore petrolifero, inizieranno operazioni di trivellazione al Polo Nord, nella Taimyr Peninsula siberiana, area particolarmente complessa a causa del clima estremo e dell’attuale carenza di infrastrutture dedicate a supporto dell’industria dell’oil&gas.

Il Presidente di Lukoil Vagit Jusufovič Alekperov, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa TASS, ha annunciato che nei prossimi giorni partiranno, con buone prospettive, le perforazioni nel blocco onshore East-Taimyrsky, su cui la compagnia aveva ottenuto i diritti nel 2015 pagando circa 35 milioni di dollari, cifra 6 volte più alta della base d’asta, a cui aveva partecipato anche la rivale Rosneft. In base alla time-line originaria, le attività sarebbero dovute iniziare a fine 2017, ma poi Lukoil ha deciso di anticipare i tempi.

Rosneft ha invece già iniziato la operazioni di trivellazione, tramite la sua controllata RN-Burenie, specializzata in questo tipo di attività, nell’area Khatanga, anch’essa ubicata nella Taimyr Peninsula.

Secondo stime effettuate nel 2009, i due blocchi Khatanga e East-Taimyrsky dovrebbero contenere congiuntamente riserve per 101,8 milioni di tonnellate di greggio (equivalenti a 746 milioni di barili) e 11,8 milioni di tonnellate di gas.

A inizio marzo il Ministro russo delle Risorse Naturali Sergei Donskoi ha annunciato che Rosneft e Lukoil collaboreranno nell’area artica per ridurre i costi di sviluppo, ma nei fatti la contrapposizione tra le due corporation petrolifere russe, la prima statale e la seconda privata, resta piuttosto accesa.

Lukoil vorrebbe infatti sviluppare le attività onshore del blocco East-Taimyrsky per poi spingersi anche nell’offshore antistante la Taimyr Peninsula, ma attualmente la legge russa vieta alle società private di perforare nelle acque artiche. Una restrizione contro cui la stessa compagnia sta da tempo effettuando un’intensa attività di lobbying. A sua volta Rosneft, che essendo statale non è soggetta a questo limite e infatti già opera nell’offshore del vicino Kara Sea, anch’esso in territorio artico, si è apertamente spesa contro una potenziale liberalizzazione della attività di esplorazione e perforazione nei mari del Polo Nord.

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