VALVE CAMPUS 2019: I PRODUTTORI DI VALVOLE SI CONFRONTANO SUL FUTURO DELL’OIL&GAS

L’eccellenza dei produttori italiani di valvole per l’oil&gas, riconosciuta a livello internazionale da tutti i principali player del settore, potrebbe non essere più sufficiente a garantire la competitività internazionale della filiera, se non verrà affiancata da un processo di consolidamento in grado di dare un maggior ‘peso specifico’ alle singole aziende, spesso troppo piccole.

E’ questo uno dei concetti chiave emersi in occasione del Think Thank Valve Industry 2019, organizzato dall’associazione Valve Campus al Kilometro Rosso Bergamo. Seconda edizione dell’evento durante il quale si è parlato anche di altri temi di interesse per la categoria, come la standardizzazione e la digitalizzazione delle procedure, e anche le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, tra cui l’additive manufacturing.

 

 Il contesto

E’ toccato a Sissi Bellomo, giornalista de Il Sole 24 Ore nonché moderatrice del convegno, tracciare lo scenario globale in cui si muovono le aziende italiane aderenti all’associazione Valve Campus.

“Rispetto all’edizione dello scorso anno, come osservatrice noto una crescente incertezza che pervade il settore, attraversato da notevoli mutamenti, ma parallelamente anche una maggiore consapevolezza delle tematiche ambientali”.

Sviluppo che potrebbe anche avere ricadute negative sul comparto: “La BEI (Banca Europea degli Investimenti) ha deciso che non sosterrà più progetti legati a combustibili fossili, gas compreso, e anche il mercato dei capitali nel suo complesso potrebbe ridurre l’esposizione in un filone, quello dell’oil&gas, considerato poco ‘green’”. Inoltre, secondo la redattrice del quotidiano di Viale Monterosa, “la finanza globale teme forse, in questa fase, di esporsi troppo in un’industria percepita in fase calante”. Percezione tuttavia errata, “poiché la domanda di petrolio forse arriverà a plateau prima del previsto, ma poi resterà stabile per molto tempo senza calare, mentre il GNL crescerà esponenzialmente con nuovi progetti per 200 miliardi di dollari di capex previsti in avvio entro il 2023”.

 

Potenzialità della stampa 3D per le valvole

Un altro tema affrontato durante il Think Thank 2019 di Valve Campus è stato quello dell’additive manufacturing, ovvero della stampa 3D applicata alla produzione di valvole per l’oil&gas.

“Si tratta di una grande opportunità, che le major vogliono cogliere partecipando direttamente allo sviluppo di questa tecnologia” ha assicurato Edwige Ravry, il cui ruolo, Additive Manufacturing Lead di Total, conferma concretamente i contenuti dell’intervento.

La manager scozzese, che ha illustrato una serie di casi di applicazione di stampa 3D in progetti di Total, ha sottolineato i benefici derivanti dall’impiego di questa tecnologia alla componentistica degli impianti, a partire ovviamente dalle valvole: “L’additive manufacturing consente di ridurre i costi e i tempi di consegna dei ricambi, evitando quindi periodi di inattività talvolta anche molto onerosi per il gestore dell’impianto. Al momento il business dell’additive manufacturing vale circa 12 miliardi di dollari a livello globale, ma già nel 2023 arriverà a 27 miliardi”. Per ora la quota relativa all’oil&gas è marginale, me è destinata a crescere rapidamente, “soprattutto se i produttori di valvole sapranno raccogliere la sfida”.

A farlo sicuramente è stata l’azienda italiana AIDRO Hydraulics & 3D Printing, già attiva nella produzione di valvole con stampa 3D, la cui CEO Valeria Tirelli ha parlato dell’utilità di questa tecnologia “anche in fase di prototipazione e sviluppo di nuovi prodotti”.

Gli ostacoli alla diffusione dell’additive manufactoring nel comparto, però, non mancano, e il principale, secondo Hanne Hjerpetjonn, Head of Section Materials Technology di DVN GL, “riguarda la scarsa standardizzazione che caratterizza la componentistica degli impianti per l’oil&gas”.

 

Standardizzazione e digitalizzazione dei processi

Tema, quello della standardizzazione, emerso più volte nel corso della tavola rotonda del Think Thank 2019, in parallelo con la digitalizzazione delle procedure.

Il valore della nostra filiera è riconosciuto in tutto il mondo e “spesso – ha assicurato Giacomo Lovino, Purchasing Group Leader & Category Manager di Maire Tecnimont – sono gli stessi end user a chiederci valvole di produzione italiana”, ma l’innovazione potrebbe mutare il quadro.

“La digitalizzazione è un processo che sta pervadendo prepotentemente l’oil&gas, e oggi noi come azienda ci stiamo concentrando principalmente sulla gestione dei big data, tramite cui otteniamo miglioramenti dell’efficienza operativa nell’ordine del 30-35%” ha spiegato Fabrizio Botta, Head of Business Strategy and Director of Global Strategy, Commercial and Tendering, E&C Onshore Division di Saipem.

Altro aspetto rilevante è la riduzione dei tempi di realizzazione dei progetti, oggi una delle richieste più pressanti da parte dei clienti finali, ottenuta grazie alla digitalizzazione delle procedure: “Accorciare i tempi della supply-chain – secondo Botta – nel contesto attuale può davvero fare la differenza in termini di competitività”.

Gli ordini, infatti, non mancano, come ha ricordato Michel Ronchini, Senior Manager Onshore/Offshore Piping and Valves di TechnipFMC: “Nel prossimo biennio sono previsti 130 miliardi di dollari di investimenti in progetti GNL, e le valvole di produzione italiana sono universalmente considerate le migliori. Ma i contractor subiscono sempre più pressione da parte dei clienti sui tempi di consegna. Pressione che, inevitabilmente – ha ammesso Ronchini – si riflette poi sui fornitori. E lo spazio di manovra, per accorciare i tempi, è nelle procedure di back and forth della documentazione, ancora troppo lente e macchinose”.

Proprio su questo anello della catena si propone di agire la società SupplHi, una piattaforma digitale di ‘vendor management’ per la componentistica industriale, come riferisce il Director dell’azienda Giacomo Franchini: “Con il nostro protocollo digitale cerchiamo di accelerare i tempi di gestione della documentazione e di migliorare quindi la produttività delle aziende che utilizzano la piattaforma”. Un altro punto chiave, secondo Franchini, è poi quello della standardizzazione delle procedure, “che ormai si sta diffondendo. Ma la domanda che dobbiamo porci è: questa standardizzazione vogliamo subirla, o possiamo invece muoverci per tempo e guidarla?”.

 

L’aggregazione come fattore di competitività

Quesito a cui si aggiunge il dubbio, in parte provocatorio ma molto concreto, espresso dalla moderatrice: “Quanto un processo di standardizzazione della produzione di valvole per l’oil&gas potrebbe in qualche modo annacquare le peculiarità e quindi le eccellenze che da sempre caratterizzano la filiera italiana”?

Un rischio che, tuttavia, non sembra dover preoccupare i soci di Valce Campus, secondo Botta di Saipem: “Sono le major a spingere verso una maggiore standardizzazione, che però riguarda classificazione e nomenclatura dei prodotti, più che il contenuto tecnico delle valvole che resterà ben differenziato consentendo all’eccellenza italiana di continuare a distinguersi”.

Ma il vero ‘big topic’ emerso nel corso del convegno bergamasco ha riguardato l’eccessiva frammentazione del tessuto produttivo di valvole per l’oil&gas, condizione che nel contesto attuale potrebbe alla lunga compromettere la competitività internazionale delle aziende italiane del settore.

E’ sempre Botta ad introdurre il tema, ricordando che “in questa fase stanno partendo molti progetti in contemporanea, e già questo potrebbe costituire una sfida, ma il vero scoglio è il ‘local content’ ovvero l’obbligo imposto dai committenti di utilizzare mano d’opera e fornitori, almeno in parte, locali, per generare ricadute positive sul territorio in cui si sta realizzando un nuovo impianto”.

Condizione che impone ai fornitori italiani, per non uscire dalle vendor list, una maggiore organizzazione internazionale e la costituzione di joint-venture con operatori locali. “Ma queste – secondo il manager di Saipem – sono cose che aziende troppo piccole non riescono a fare, per cui è ormai necessario un consolidamento di qualche tipo nel settore delle valvole in Italia. L’eccellenza qualitativa è necessaria ma, da sola, potrebbe non essere più sufficiente”.

Anche Lovino di Maire Tecnimont e Ronchini di Technip sono intervenuti sul tema, auspicando che i produttori italiani riescano almeno ad aggregarsi in ATI (associazioni temporanee di impresa) per poter rispondere alla crescente domanda dei loro prodotti, che vengono richiesti con tempistiche sempre più strette imposte dagli end user.

Secondo Franchini di SupplHi, “ben venga l’eccellenza nella propria nicchia, perché sicuramente è un fattore di competitività, ma da sola non basta. E’ necessario che le aziende individuino le loro complementarietà, aggregando l’offerta di conseguenza per essere più forti sul mercato”.

 

I valori di Valve Campus e il successo dell’IVS

Una necessità di aggregazione richiesta dal mercato, e già raccolta dagli operatori, almeno sul fronte associativo: “Valve Campus è la dimostrazione che è c’è una volontà di fare sistema nella filiera nazionale delle valvole per l’oil&gas” ha infatti assicurato il Presidente dell’associazione Maurizio Brancaleoni, intervenuto in chiusura del convegno dopo Luca Pandolfi, Project Manager IVS (Industrial Valve Summit) per Confindustria Bergamo, che ha ricordato il successo dell’ultima edizione della fiera (svoltasi la scorsa primavera), “a cui hanno partecipato 11.000 visitatori provenienti da moltissimi paesi del mondo”, e ha annunciato che la prossima edizione della kermesse biennale, nel 2021, “si concentrerà molto sui temi della conoscenza, con un ricco programma di convegni, e della formazione, con un contest aperto agli studenti che tra le altre cose riguarderà anche la stampa 3D applicata al settore della valvole per l’oil&gas”.

 

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