venerdì, Dicembre 3, 2021

Ceraweek: Exxon, calo petrolio non fermera’ rivoluzione shale

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Houston, 21 apr.
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Il calo dei prezzi del petrolio non fermera’ la rivoluzione americana dello shale. Parola di Rex Tillerson, amministratore delegato della Exxon Mobil, sul palco della Cera Week, la mega conferenza sull’energia in corso a Houston. Secono Tillerson, la significativa contrazione del numero dei pozzi registrata negli Usa negli ultimi mesi non comportera’ nel lungo periodo una frenata dello shale perche’ continua ad aumentare la produttivita’ dei nuovi pozzi. “Anche durante la crisi del 2008 le societa’ avevano tagliato il numero dei pozzi – ha osservato – ma 6 anni dopo la produzione di shela gas e’ piu’ alta che mai mentre i prezzi sono piu’ bassi che mai. Chiaramente il declio dei pozzi non ha comportato un crollo della produzione”. Nell’ultimo anno i pozzi petroliferi americani sono stati dimezzati a quota 734, secondo l’ultimo aggiornamento di Baker Hughes, sull’onda del crollo delle quotazioni del greggio. Per il Ceo della Exxon, la discesa dei prezzi consentira’ al mercato di determinare quale sia il reale costo del barile di “shale oil”. “Impareremo a capire come si ‘comportano’ le risorse quando gli investimenti sono ridotti”, ha affermato. – Molti produttori shale hanno tagliato le spesa in un range compreso tra il 25 e il 70% negli ultimi mesi. Per la super major del petrolio, la produzione shale rappresenta una parte minima rispetto al totale. “Abbiamo ridotto il nostro capitale di spesa di circa il 12% – ha rimarcato Tillerson – e nel corso dell’anno valuteremo se confermare o meno questa cifra”. Per Tillerson l’industria americana dell’enrgia e’ ad un punto di svolta “e sono necessarie politiche che riconoscano la specificita’ di questo momento”, ha sottolineato puntando il dito contro il governo degli Stati Uniti. “La nostra industria continua a soffrire sotto il peso di politiche che esprimono il pensiero degli anni Settanta”, ha attaccato Tillerson reclamando, in primo luogo, l’eliminazione del bando sull’export di greggio a stelle e strisce, l’apertura alle trivellazioni nell’Artico, offshore e costruendo la pipeline Keystone XL per raggiungere l’obiettivo dell’indipendenza energetica entro il 2030. Gli Usa consumano 19 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi il doppio della Cina, stando i dati federali. Dal 2008, grazie alla rivoluzione dello shale, la produzione Usa e’ quasi raddoppiata a oltre 9 milioni di barili al giorno ma secondo Tillerson l’incremento sarebbe stato ancora piu’ alto in un contesto regolatorio all’altezza del momento. In futuro “dobbiamo riuscire ad enfatizzare la leadership dell’industria dell’energia – ha concluso – e il nostro costante impegno per un utilizzo sempre piu’ efficiente e sicuro delle risorse”.

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