IL PETROLIO USA RESISTE BENE AL COVID: CRESCIUTE LE VENDITE ALL’EUROPA

E’ cresciuto nei primi 10 mesi del 2020 – anche se a tassi meno sostenuti rispetto al passato – l’export (marittimo) petrolifero degli Stati Uniti, che sembra aver resistito piuttosto bene agli effetti del coronavirus anche e soprattutto grazie ai buyer europei: pur in una contrazione dei consumi, e quindi degli approvvigionamento, gli importatori del Vecchio Continente hanno infatti comprato più greggio americano e meno oil proveniente dalla fonti ‘storiche’, come Russia e Medio Oriente.

Questa dinamica emerge chiaramente nell’ultimo report della società genovese di brokeraggio navale Banchero Costa, che – citando dati di Refinitiv – riferisce come l’export petrolifero USA sia cresciuto del 13,5% arrivando a 118,6 milioni di tonnellate nei primi 10 mesi del 2020.

La performance appare decisamente positiva in un contesto globale difficile come quello attuale i cui effetti si sono fatti sentire in modo particolarmente aspro proprio nel mercato petrolifero, anche se in numeri di quest’anno sono ben lontani da quelli del 2019, quando l’export era cresciuto del 47,2%, e del 2018, quando l’incremento sull’anno precedente era stato pari al 109,9%.

Analizzando più nel dettaglio i diversi periodi dell’anno, Banchero Costa evidenzia come il 2020 fosse partito piuttosto bene, con 37,1 milioni di tonnellate esportate via mare nel primo trimestre, il 28,1% in più rispetto al Q1 2019, per poi deteriorarsi nel periodo aprile-giugno a causa del lockdown, con 33,5 milioni di tonnellate, valore in calo del 9,7% rispetto ai 3 mesi precedenti ma comunque in crescita del 5,8% su base annua.

I volumi sono poi tornati a crescere nel terzo trimestre, durante il quale gli USA hanno esportato 36,3 milioni di tonnellate di greggio via mare, il 18,1% in più del Q3 2019, ma secondo Banchero Costa le prospettive per la parte finale dell’anno non sono molto positive, considerando che a ottobre le spedizioni internazionali sono diminuite del 10,9% a 11,7 milioni di tonnellate rispetto a ottobre dello scorso anno.

Interessante però rilevare come, nonostante l’Europa – evidentemente a causa del coronavirus – abbia ridotto il suo import petrolifero globale del 12,5% nei primi 10 mesi del 2020, nello stesso periodo gli acquisti di greggio americano da parte di buyer del Vecchio Continente siano aumentanti del 35,5% rispetto al 2019 arrivando a 30,5 milioni di tonnellate (pari al 27% di tutto il prodotto esportato dagli Stati Uniti). Dinamica che secondo la broker house genovese non può avere che ragioni di natura geopolitica, considerando anche che parallelamente l’import europeo dalla Russia è diminuito del 14,8%, dal Golfo arabico del 39,1% e dal Nord Africa del 39,3%.

 

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