INTERVISTA DEL MESE: A COLLOQUIO CON ALBERTO BARBIERI, COMMERCIAL MANAGER DI SICIM

Fondata nel 1962 e specializzata nella realizzazione di pipeline, SICIM è attiva in tutti i principali mercati del mondo: un crescita internazionale che non si ferma, come ha spiegato a OilGas News il Commercial Manager dell’azienda di Busseto (Parma), Alberto Barbieri, annunciando l’imminente apertura di nuove branch locali di in Cile, Tanzania, Ucraina, Bulgaria e in Romania.

 

In quali settori dell’oil&gas siete attivi e che tipo di servizi offrite?

Storicamente, il core business di SICIM è sempre stato la costruzione di condotte in ambito on-shore, che oggi forniamo ai clienti ‘chiavi in mano’, occupandoci quindi di tutte le fasi del progetto, compresa la progettazione, la gestione degli acquisiti, la logistica e la messa in marcia.

Il nostro settore di riferimento è quasi esclusivamente l’oil&gas, per quanto riguarda le pipeline e, in misura complementare, anche per l’impiantistica. Quando entriamo in un nuovo Paese, o in un nuovo mercato, lo facciamo sempre con progetti di trasporto di idrocarburi (condotte), ma una volta che la nostra presenza è strutturata, capita sempre più spesso di prendere commesse anche per attività di impiantistica associata, compreso processo, trattamento e opere civili.

 

A che categorie di clienti vi rivolgete? Cosa vi distingue dai concorrenti?

SICIM punta a lavorare direttamente con le oil companies, le ‘Majors’, che hanno un approccio più strutturato e hanno standard qualitativi molto elevati in fase di selezione dei contractor. Su questi aspetti riusciamo a fare la differenza, specie quando si tratta di lavori complessi, che sono la nostra specialità.

Uno dei nostri punti di forza è costituito poi dalla flotta di proprietà, composta da oltre 5.500 mezzi, di cui 220 macchine posatubi di elevata capacità. Dotazione che ci consente di schierare rapidamente un grande numero di mezzi in qualsiasi parte del mondo, e che ci permette anche di essere molto flessibili nell’approccio a nuovi progetti. A differenza dei grandi contractor, che hanno piani pluriennali complessi e magari vincolanti, noi riusciamo a essere più flessibili e possiamo cambiare velocemente rotta per cogliere le opportunità che si presentano.

 

In quali aree geografiche siete presenti?

Posso dire che siamo attivi a livello worldwide: svolgiamo incarichi in tutte le regioni del mondo, al momento soprattutto in Perù, Messico, Iraq, Africa, Kazakhstan, Congo, Germani, Canada e proprio in queste settimane stiamo aprendo nuove branch in Cile, Tanzania, Ucraina, Bulgaria e in Romania. L’obbiettivo è presidiare da vicino quei mercati e partecipare ad eventuali gare che dovessero essere indette delle autorità locali, in relazione alla costruzione di nuove condotte.

 

Com’è strutturata la forza lavoro di SICIM e a quanto ammonta il fatturato dell’azienda?

Nella nostra sede di Busseto abbiamo circa 150 dipendenti, ma in totale, contando gli addetti di cantiere, siamo arrivati a impiegare oltre 8.000 persone nei momenti di picco, mentre attualmente dovremmo essere attorno alle 6000 unità.

Per quanto riguarda il fatturato, nel 2018 abbiamo totalizzato 440 milioni di euro, in calo rispetto ai ricavi dell’anno precedente, che si attestavano a quota 545 milioni. Per il prossimo triennio stimiamo una media di 500 milioni di euro annui, sulla base dei contratti già acquisiti. Quello attuale rimane comunque un contesto in cui è difficile fare previsioni: il mercato è altalenante e, anche se qualcosa sembra muoversi, soprattutto in alcune aree geografiche, è difficile capire che effetti concreti potranno esserci per noi.

 

Come giudicate, dal vostro punto di vista, l’attuale stato e le prospettive future dell’industria oil&gas?

Siamo in una fase che potremmo definire erratica, in cui c’è un’apparenza di movimento, ma non è facile individuarne la direzione. In Iraq e Kazakistan, per esempio, le attività crescono, ma in Messico, un nostro storico mercato, stiamo sperimentando un forte rallentamento. Stesso discorso vale per l’Africa, altro mercato dove siamo storicamente presenti (soprattutto in Congo, Angola e Camerun): sembrano mercati statici, fatichiamo a percepire prospettive di una ripresa imminente. In parte ciò è dovuto alle fluttuazioni del barile, che quando negli anni scorsi è andato sotto i 30 dollari ha di fatto portato gravi ripercussioni ai progetti di sviluppo delle oil companies nazionali.

 

La transizione energetica, e il crescente ruolo del gas, avranno effetti sulle vostre attività?

Siamo un po’ lontani dalle discussioni degli stakeholder sulla transizione energetica, ma certamente lo sviluppo del gas naturale potrà generare nuove opportunità per SICIM.

In questo momento, per esempio, stiamo lavorando alla posa di un gasdotto in Germania, un grande diametro da 56 pollici. L’opera fa parte di un progetto del Governo tedesco per ridurre l’utilizzo del carbone nelle generazione di energia, a favore appunto del gas naturale. In questo senso, la transizione potrebbe aprire nuovi spazi di business anche per chi opera nel settore delle pipeline.

 

Quali sono gli obbiettivi di IPLOCA, associazione di cui lei è Direttore per l’area Europa-Mediterraneo?

Lo scopo di IIPLOCA è riunire i principali player internazionali che operano nel mercato del trasporto di idrocarburi, ovvero pipeline onshore e offshore.

IPLOCA costituisce un network che comprende i contractor, che sono i membri effettivi, a cui si aggiungono gli ‘associate member’, ovvero i fornitori di componentistica e macchinari, e i ‘corresponding member’, che sono le oil&gas companies e i gestori di condotte e infrastrutture.

Il principale focus dell’associazione verte sulla diffusione della cultura della sicurezza, obbiettivo che viene perseguito favorendo il confronto tra i membri e lo scambio di esperienze e best practices. Crediamo profondamente nel valore della sicurezza, e siamo convinti che sia possibile interiorizzare comportamenti virtuosi in contesti professionali per poi replicarli anche a casa, nel proprio vissuto quotidiano.

Senza dimenticare che ormai i clienti, nelle gare, impongono standard molto elevati in termini di sicurezza: essere compliant è quindi prima di tutto una questione di etica, ma anche uno strumento di business.

Altri temi centrali di IPLOCA riguardano l’innovazione, il confronto continuo sui temi delle nuove tecnologie applicate al nostro settore, le best practice e il sostegno alla formazione specializzata con una serie di borse di studio a livello globale.

 

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