lunedì, Luglio 4, 2022

Nel 2020, anno della pandemia, l’Eni chiude l’esercizio con una perdita di 8 miliardi di euro

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Nell’anno che il CEO del gruppo italiano, Claudio Descalzi, ha definito “il più difficile nella storia dell’industria energetica” – caratterizzato della massima contrazione mai registrata della domanda petrolifera globale (-9% circa sul 2019) e da un crollo dei prezzi e dei margini delle commodity, a causa del coronavirus – l’Eni ha accusato una perdita netta pesante, ma ha anche visto l’andamento del proprio business iniziare a riprendersi nell’ultimo trimestre del 2020.

Lo scorso esercizio, per il ‘cane a sei zampe’, si è infatti chiuso con una perdita netta di oltre 8 miliardi di euro, mentre il risultato netto adjusted è stato pari a -0,74 miliardi. Nell’ultimo trimestre però l’entità del rosso si è affievolita, a -0,75 miliardi, mentre il risultato netto adjusted è stato positivo per 66 milioni di euro.

L’Ebit adjusted di gruppo, pari a 1,9 miliardi nell’anno (0,5 miliardi di euro nel quarto trimestre), ha registrato una contrazione di circa 6,7 miliardi di euro, su cui pesano -6,8 miliardi dovuti alla flessione dei prezzi e dei margini degli idrocarburi e -1 miliardo relativo agli effetti diretti del COVID-19, attenuati da una migliore performance operativa per 1,1 miliardi. Nel 2020 la produzione d’idrocarburi dell’Eni è stata di 1,73 milioni di barili di olio equivalente (boe) al giorno, in linea con la guidance ridefinita a seguito dello scoppio della pandemia. Nell’ultimo trimestre la produzione è stata pari a 1,71 milioni di boe al giorno (-11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

“Nell’anno più difficile nella storia dell’industria energetica, Eni ha dato prova di grande forza e flessibilità, rispondendo con prontezza allo straordinario contesto di crisi e progredendo nel processo irreversibile di transizione energetica” ha commentato Descalzi. “In pochi mesi abbiamo rivisto il nostro programma di spesa e minimizzato l’impatto sulla cassa della caduta del prezzo del greggio, aumentato la nostra liquidità e difeso la nostra solidità patrimoniale. I risultati del quarto trimestre, con un prezzo del Brent a 44 $/barile sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente, superano le aspettative del mercato a livello di utile operativo ed utile netto, e confermano la generazione di cassa operativa e l’efficacia della nostra azione di risposta alla crisi. Mentre il settore upstream consolida fortemente la tendenza alla ripresa, nell’anno i business destinati alla generazione e vendita di prodotti decarbonizzati hanno conseguito risultati eccellenti, con l’Ebit di Eni Gas e Luce in aumento del 17% e le lavorazioni delle bio raffinerie del 130%, oltre a 1GW di capacità di generazione da solare ed eolico già installata o in fase di sviluppo. Abbiamo posto le basi per una forte accelerazione delle rinnovabili, con l’ingresso in due mercati strategici quali gli USA e l’eolico offshore del Mare del Nord, con la partecipazione al progetto Dogger Bank in UK che sarà il più grande al mondo nel suo genere. Grazie alle azioni che abbiamo messo in campo, la generazione di cassa adjusted 2020 di 6,7 miliardi è stata in grado di autofinanziare i capex con un avanzo di €1,7 miliardi. L’indebitamento netto (ante IFRS 16) rimane al livello di fine 2019 ed il leverage si attesta intorno al 30%”.

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