giovedì, Giugno 24, 2021

SAIPEM: + 26 % PREVISIONI CONFERMATE

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SAIPEM
Saipem chiude il trimestre con un +26% dell’utile e conferma le previsioni 2015. La controllata di Eni ha registrato nei primi mesi di quest’anno ricavi in aumento del 4,5% a 3 miliardi di euro, perfettamente in linea con le attese del consenso (3,020 miliardi), grazie soprattutto al positivo contributo dell’E&C offshore e del Drilling, sostenuti dal buon utilizzo della flotta offshore e dall’apprezzamento del dollaro. Invece i ricavi dell’E&C onshore sono diminuiti a seguito del progressivo completamento dei progetti a bassa marginalità.

L’ebit è balzato del 25%, più delle attese, a 159 milioni di euro (120 milioni la previsione del consenso), un miglioramento derivante dal business E&C, dato il minor impatto dei progetti a bassa marginalità, e dal contributo positivo di nuovi progetti con un ramp up nei prossimi trimestri. Inoltre, Saipem ha beneficiato del contributo del drilling. Il risultato netto si è così portato a 77 milioni di euro, il 26,2% in più rispetto ai 61 milioni di euro dello stesso periodo del 2014. Il consenso si aspettava un utile netto più basso a 48 milioni.

Nel corso del primo trimestre, inoltre, Saipem ha acquisito nuovi ordini per un totale di 2.399 milioni di euro (3.900 milioni di euro nel corrispondente periodo del 2014) e il portafoglio ordini a fine marzo è ammontato a 21.526 milioni di euro (11.532 milioni di euro nell’Engineering & Construction Offshore, 6.201 milioni di euro nell’Engineering & Construction Onshore, 3.793 milioni di euro nel Drilling), di cui 7.440 milioni di euro da realizzarsi quest’anno.

Nonostante investimenti tecnici inferiori anno su anno a 150 milioni di euro (204 milioni nel primo trimestre del 2014), l’indebitamento finanziario netto è aumentato di 769 milioni rispetto a dicembre 2014 a 5.193 milioni di euro. Tuttavia, prima dell’impatto di cassa negativo di 381 milioni di euro relativi ai derivati di copertura cambi, l’indebitamento è sceso di circa 800 milioni a 4,8 miliardi di euro, un dato perfettamente in linea con le attese del consenso.

L’impatto negativo della copertura cambi viene dalla liquidazione dei contratti derivati che coprono l’esposizione a lungo termine in dollari di mega-progetti. In linea con la politica di copertura della società, l’esposizione in dollari è neutralizzata tramite il rinnovo delle posizioni sui derivati che sono normalmente regolati entro 12 mesi. La scadenza di questi derivati è antecedente rispetto al sottostante cash flow coperto, ma nell’arco della vita del progetto tutti i relativi impatti di cassa verranno neutralizzati. L’impatto del primo trimestre di 381 milioni di euro sarà quindi completamente recuperato nell’arco della vita dei progetti, dato che il cashflow beneficerà del dollaro più forte.

“Nel primo trimestre 2015, pur in uno scenario di mercato negativo dovuto alla riduzione del prezzo del greggio, Saipem ha proseguito nel processo generale di recupero e i risultati operativi sono confermati in significativo miglioramento”, ha commentato l’ad uscente, Umberto Vergine, sottolineando che rimane da completare in parte il percorso di risanamento e questo proprio mentre si aggiungono nuove sfide, “in particolare per quanto riguarda il rallentamento degli investimenti dei nostri clienti visto lo scenario attuale del prezzo del petrolio. Tuttavia, sono fiducioso perché Saipem ha creato delle solide basi per completare il percorso di ripresa e recuperare i passati livelli di profittabilità”.

Così, pur considerando il prezzo del petrolio che continua a dimostrarsi sfavorevole e che potrebbe influenzare l’atteggiamento dei clienti del gruppo nell’affrontare questione operative e commerciali relative ai progetti in corso, i progressi compiuti nel primo trimestre dell’anno hanno consentito al management di confermare le aspettative di una solida performance per quest’anno.

Saipem ha infatti confermato l’outlook illustrato durante la presentazione dei risultati annuali lo scorso 16 febbraio, ovvero ricavi tra 12 e 13 miliardi di euro, una variabilità che riflette le incertezze legate al contratto South Stream, in attesa di indicazioni da parte del cliente sul futuro del progetto. Invece l’ebit è previsto in una forchetta tra 500 e 700 milioni di euro e l’utile netto tra 200 e 300 milioni di euro. Gli investimenti tecnici saranno pari a 650 milioni di euro, leggermente al di sotto delle precedenti indicazioni di lungo termine, adottando misure per migliorare l’efficienza e contribuire alla riduzione del debito netto.

Infine, la società ha ribadito la previsione di una riduzione del debito netto al di sotto dei 4 miliardi di euro, escludendo l’impatto della fluttuazione dei tassi di cambio. Sulla base dei tassi di cambio correnti, “ci aspettiamo che l’impatto di cassa delle coperture impatti il debito netto per circa 500 milioni di euro a fine anno”, ha precisato Saipem . Attualmente il consenso Bloomberg si aspetta per la fine dell’anno un fatturato a 11,8 miliardi di euro, un ebitda a 1,313 miliardi, un ebit a 563 milioni, un utile netto a 273 milioni e un debito netto a 4,07 miliardi.

A Piazza Affari, dopo la pubblicazione dei conti del primo trimestre e la conferma delle previsioni per quest’anno, il titolo Saipem balza del 5,93% a quota 12,15 euro. Secondo un analista i risultati sono buoni, così come la conferma della guidance. “Restano i dubbi sul dato relativo all’acquisizione di nuovi ordini che indica come lo scenario sia ancora incerto”. Comunque “molti si aspettavano svalutazioni sui contratti precedenti e questo non è avvenuto”.

Stamani, prima della pubblicazione dei conti, Banca Akros aveva confermato il rating accumulate e un target price a 9,90 euro sull’azione, Mediobanca Securities neutral e un prezzo obiettivo a 11,90 euro, Equita hold e un prezzo obiettivo a 10,70 euro, lo stesso giudizio di Banca Imi che però ha un target price a 8,50 euro, invece Icbpi buy e un target price a 12,80 euro. Per gli analisti di Mediobanca sono due i catalizzatori chiave per Saipem : il potenziale recupero del contratto Turkish Stream da 2,4 milioni di dollari e la cessione del 15%-20% del capitale da parte di Eni a un partner industriale.

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