ENI: PRUDIZIONE RECORD NEL TRIMESTRE MA UTILE IN CALO, NUOVA SCOPERTA OFFSHORE IN EGITTO

L’Eni chiude il terzo trimestre del 2019, e i primi 9 mesi dell’anno, con risultati operativi in crescita ma con un rallentamento delle performance economiche, e nel frattempo annuncia anche una nuova scoperta nell’offshore dell’Egitto.

La produzione di idrocarburi della major italiana ha raggiunto la quota record di 1,89 milioni di boe/giorno nel trimestre, +6% rispetto al Q3 2018, e di 1,85 milioni di boe/giorno nei nove mesi con un +1,8%.

L’utile netto, invece, è calato drasticamente sia a livello trimestrale, da 1,53 miliardi a 0,58 miliardi di euro, che nei 9 mesi: da 3,72 a 2,04 miliardi, cosi come in calo si è dimostrato anche l’utile netto adjusted (valore calcolato al netto degli ‘special items’), sceso del 44% a 0,78 miliardi nel Q3 e del 26% a 2,33 miliardi nel periodo gennaio-settembre 2019. Dinamica analoga anche per l’utile operativo adjusted, pari a 2,16 miliardi nel trimestre (-35%) e a 6,79 miliardi nei primo 9 mesi (-18%).

Da gennaio a settembre 2019 Eni ha effettuato investimenti per 5,6 miliardi di euro, al netto dell’acquisizione di ADNOC Refining e di riserve, mentre l’indebitamento finanziario netto, proprio in conseguenza dei citati esborsi, è aumentato del 53% rispetto al dato del 31 dicembre 2018.

“I risultati conseguiti da Eni sono stati di grande solidità” ha dichiarato il CEO del ‘cane a sei zampe’ Claudio Descalzi commentando i dati. “In particolare abbiamo conseguito nel trimestre una crescita rilevante della produzione, pari al 6%, grazie ai contributi dall’Egitto, Kazakhstan, Ghana e la prima produzione dal Messico, ottenuta a soli undici mesi dalla decisione finale di investimento”.

“La produzione crescente e i risultati della commercializzazione gas e del marketing oil hanno consentito di generare nei primi nove mesi dell’anno un flusso di cassa, in sensibile crescita nonostante lo scenario in peggioramento, pari a 9,4 miliardi di euro, capace di finanziare non solo gli investimenti netti di periodo per 5,6 miliardi ma anche il dividendo e il buy-back previsti per l’intero anno in circa 3,4 miliardi”.

Descalzi ha quindi voluto evidenziare “i continui progressi nei business complementari del futuro, dalle bio-raffinerie, alle rinnovabili e ai primi impianti pilota waste to fuel, che in gran parte fanno leva sulla ricerca interna che sarà sempre più la nostra “seconda esplorazione, volano di generazione di nuovi business. Su queste basi guardo al futuro più prossimo così come a quello di transizione nel medio lungo termine con grande fiducia”.

Nel frattempo, l’Eni ha annunciato di avere scoperto nuove risorse nel permesso di sviluppo di Abu Rudeis Sidri, nel Golfo di Suez, dove la società operatrice Petrobel (joint venture tra Eni e la società di Stato Egyptian General Petroleum Corporation – EGPC) ha perforato un pozzo di delineazione della scoperta di Sidri Sud, annunciata lo scorso luglio.

Il pozzo di delineazione Sidri 36, perforato per verificare l’estensione verso ovest del campo in situazione strutturale ribassata rispetto al pozzo di scoperta Sidri 23 – spiega l’Eni in una nota – ha incontrato una importante colonna mineralizzata a olio nelle sequenze clastiche della Formazione Nubia (200 metri di colonna a idrocarburi).

Il pozzo verrà completato e messo in produzione nei prossimi giorni con una portata giornaliera iniziale attesa di circa 5.000 barili e proprio grazie a questi nuovi risultati potrà essere rivalutata la   scoperta di Sidri Sud, stimata contenere circa 200 milioni di barili di olio in posto.

 

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