LA GUERRA COMMERCIALE USA-CINA COLPISCE ANCHE IL GAS: PECHINO IMPONE DAZI DEL 10% SUL GNL AMERICANO

L’escalation della battaglia commerciale tra USA e Cina, alla fine – come previsto da molti e temuto da più di qualcuno – ha coinvolto direttamente anche il settore dell’energia.

Una svolta attesa, ma che, secondo diversi analisti, certifica quanto la questione ormai sia diventata seria.

Dopo il recente annuncio dei nuovi dazi decisi da Washington nei confronti di prodotti cinesi, per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari, che entreranno in vigore gradualmente nei prossimi mesi – del 10% dal 24 settembre prossimo e del 25% dal 1° gennaio 2019 – Pechino ha risposto, e lo ha fatto per la prima volta prendendo di mira anche commodities energetiche.

La Cina ha infatti reso noto che, a partire dal 24 settembre prossimo, applicherà dazi dal 5% al 10% su una serie di beni di origine americana per 60 miliardi di dollari, compreso il GNL prodotto negli Stati Uniti, che verrà ‘tassato’ del 10%.

Una misura che potrebbe porre qualche ostacolo nel percorso di Washington verso la vetta del mercato mondiale di gas naturale liquefatto, obbiettivo chiaramente messo nel mirino da Donald Trump.

Se infatti i dazi cinesi sono al momento ‘solo’ del 10%, minori quindi rispetto al 25% minacciato dai vertici della Repubblica Popolare nei giorni scorsi, potrebbero essere sufficienti a spingere al ribasso l’import cinese di GNL americano, già in costante contrazione negli ultimi mesi.

Nel 2017 la Cina ha importato il 15% di tutto il gas naturale liquefatto venduto dagli Stati Uniti, mentre quest’anno – secondo i dati riportati dall’agenzia di stampa Reuters – ne importerà una quantità decisamente minore, nell’ordine dei 100 bcf (billion cubic feet), pari a circa il 10% dell’output americano, che dovrebbe raggiungere i 1000 bcf. Al momento il GNL americano effettivamente importato dalla Cina ammonterebbe a 1,6 milioni di tonnellate, pari all’11% dei 14,9 milioni di tonnellate esportate dagli USA e al 5% di tutte le importazioni effettuate nello stesso periodo dallo Stato asiatico.

A testimoniare questa tendenza, c’è anche il traffico navale correlato al commercio di GNL: sempre secondo le Reuters, nei primi 5 mesi del 2017 la Cina aveva ricevuto 17 navi gasiere cariche di prodotto americano, mentre da gennaio a giugno 2018 le navi che hanno sbarcato GNL a ‘stelle e strisce’ nei porti della Repubblica Popolare sono state solo 7.

Al momento è molto difficile ipotizzare quali effetti avranno i nuovi dazi sull’industria americana del GNL, in grande espansione grazie al massiccio sfruttamento delle riserve di shale gas di recente scoperta. Quello che è certo, però, è che molti dei nuovi terminal per l’export in fase di progettazione o di costruzione sono stati pensati proprio per servire i clienti cinesi, i cui acquisti però potrebbero diminuire drasticamente proprio in conseguenza dell’esacerbarsi della guerra commerciale tra Pechino e Washington.

La preoccupazione, tra i big a ‘stelle e strisce’, esiste. Secondo Charlie Riedl, executive director del Center for Liquefied Natural Gas, un gruppo che tra i propri membri comprende Cheniere Energy, Chevron e Exxon Mobil, “il fatto che sia stato colpito dai dazi anche il GNL è un sintomo evidente di quanto siano diventate gravi le cose”.

L’amministrazione Trump vorrebbe tentare di rimpiazzare parte degli acquirenti cinesi incrementando la quota di mercato degli USA in Europa: recentemente lo stesso Presidente americano ha pubblicamente minacciato di applicare sanzioni al nuovo gasdotto Nord Stream 2, tramite cui la Russia raddoppierà la propria capacità di fornire gas naturale all’Europa. La motivazione ufficiale, ovviamente, riguarda l’eccessiva dipendenza da Mosca del Vecchio Continente in materia di approvvigionamenti energetici, ma più di un osservatore ha ipotizzato che questa presa di posizione avesse anche ragioni prettamente commerciali e mirasse a preservare un possibile spazio di manovra per il GNL esportato dagli Stati Uniti. Spazio che, almeno sui mercati nordeuropei, potrebbe essere rapidamente saturato con l’entrata in funzione del Nord Stream 2.

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