SNAM PRESENTA NUOVO PIANO INDUSTRIALE: 5,3 MILIARDI DI INVESTIMENTI NELLA RETE ENTRO IL 2023

In previsione di un mercato del gas in forte crescita, e di un suo ruolo sempre più attivo nella transizione energetica in atto, Snam ha deciso di incrementare gli investimenti nei prossimi anni, stanziando 6,5 miliardi di euro per il periodo 2019-2023 (rispetto ai 5,7 stimati nel piano 2018-2022), di cui 5,3 miliardi destinati a interventi sulla rete di trasporto.

Sono questi alcuni dei dati contenuti nel nuovo piano industriale dell’azienda italiana, che è stato approvato dal CdA e presentato dal CEO di Snam Marco Alverà, che ha anche rivelato le previsioni della società sulle performance economiche del prossimo anno, con un target di utile netto in crescita a 1,1 miliardi di euro.

Nonostante in valore assoluto si tratti di una quota decisamente minoritaria, nel nuovo business plan è decisamente aumentata la dotazione finanziaria assegnata ai nuovi business per la transazione energetica, che passa da 200 a 400 milioni di euro, mentre crescono del 65% a oltre 1,4 miliardi le iniziative del progetto SnamTec (Tomorrow’s Energy Company), il cui obiettivo è “accelerare la capacità innovativa di Snam e dei suoi asset per cogliere le opportunità offerte dall’evoluzione del sistema energetico”. Il focus di SnamTec si articola in tre punti: sostenibilità ambientale del core business (700 milioni di euro); iniziative per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione della rete (350 milioni di euro); investimenti per la transizione energetica (i già citati 400 milioni, cifra raddoppiata rispetto ai 200 milioni stanziati per questa voce nel piani precedente).

Il piano 2019-2023 prevede anche investimenti per 140 milioni in allacciamenti alla rete legati alla transizione energetica (impianti di CNG e biometano), in aumento rispetto a 90 milioni previsti nel precedente piano.

Scendendo più nel dettaglio, il CEO di Snam ha anche elencato le iniziative che riguardano la rete di trasporto, costituite sia da opere di completamento delle infrastrutture esistenti (tra cui collegamento del gasdotto TAP alla rete nazionale; collegamenti nel Nord-Ovest al servizio del mercato locale e dei flussi cross-border; rete in Sardegna e avvio della conversione di sei centrali di compressione e stoccaggio in ibride gas-elettrico) sia da interventi di manutenzione (tra cui sostituzione di 1.000 km di condotte in arco piano).

Per quanto riguarda invece lo stanziamento destinato alla transizione energetica, l’incremento più significativo – spiega Snam – riguarda il settore del biometano da rifiuti organici, scarti agricoli e agro-industriali, che avrà un ruolo strategico nel percorso di decarbonizzazione del business aziendale (e in cui la società sta mettendo a segno una serie di acquisizioni): sono previsti interventi per 250 milioni in tal senso, rispetto ai 100 milioni stimati nel piano 2018-2022.

Ma altrettanto importante sarà l’idrogeno, che secondo la corporation di San Donato Milanese ha grandi potenzialità come vettore energetico pulito. Per questo Snam ritiene che il suo inserimento nelle reti gas possa contribuire allo sviluppo della produzione di idrogeno da fonti rinnovabili abbattendone i costi (dopo la prima sperimentazione con una miscela di idrogeno al 5%, verrà ripetuto un test raddoppiando la quantità al 10%), ed ha anche già creato una nuova business unit dedicata a questo filone di attività, con il compito di valutare possibili progetti pilota e contribuire allo sviluppo della filiera.

L’intero piano poggia su una solida base analitica, che prevede una crescita significativa della domanda di gas per i prossimi anni, in particolare nelle Americhe e in Cina: “Il gas naturale – secondo Snam – si sta affermando come fonte energetica sempre più abbondante e competitiva nonché come soluzione immediata ed economica per sostituire il carbone nella generazione elettrica e il diesel nei trasporti”.

Un trend che risulta particolarmente evidente in Italia, dove nel 2019 è atteso un incremento dei consumi del 4,4% rispetto allo scorso anno (75,9 miliardi di metri cubi rispetto a 72,7 miliardi), grazie soprattutto a una previsione di crescita di circa il 12% nel settore termoelettrico. Il ricorso al gas nella generazione termoelettrica è destinato ad aumentare anche nei prossimi anni per sostituire circa 8 Gigawatt di capacità di generazione a carbone.

Questo aumento dei consumi ha portato anche effetti benefici per gli utenti della rete, con l’incidenza del costo di trasporto per metro cubo trasportato che è scesa del 10% rispetto al 2015 passando da circa 2,9 centesimi/m 3 a circa 2,7 centesimi/m 3.

Ma, a fronte del declino della produzione interna, la crescita della domanda ha anche comportato una maggiore necessità di importare gas da fonti estere: il fabbisogno di importazioni è infatti cresciuto del 30% dal 2014 ed è previsto in ulteriore aumento nel medio periodo 2019-2023.

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