ASSOMINERARIA: L’ITALIA VALORIZZI IL SUO PATRIMONIO DI IDROCARBURI

L’Italia, pur essendo un Paese ricco di petrolio e gas, non sfrutta come potrebbe queste risorse preferendo importare dall’estero la maggior parte degli idrocarburi consumati, con tutte le evidenti conseguenze (negative) di questa scelta dal punto di vista dei costi e da quello della sicurezza degli approvvigionamenti.

A sostenerlo è l’associazione del settore Assomineraria, che ‘sviscera’ la questione in un documento intitolato “Gli idrocarburi in Italia: un patrimonio da valorizzare”.

L’aspetto più rilevante nel confronto tra Italia e altri Paesi europei – scrive infatti Assomineraria – è il rapporto tra la consistenza delle risorse, accertate o presumibili, e la loro possibilità/capacità di valorizzarle. In Europa, le risorse di idrocarburi individuate rientrano in una visione di scenario e vengono utilizzate con progetti efficienti, spesso supportati da interventi pubblici indipendentemente dalla loro consistenza e convenienza economica”.

Cosa che invece nel nostro paese non succede in quanto “la politica energetica italiana ha, in sostanza, sovente osteggiato e trascurato la ricerca mineraria e la valorizzazione delle risorse eventualmente ritrovate. Preferire le importazioni alla produzione interna ha generato ostilità e indifferenza nell’opinione pubblica e una percezione negativa della questione mineraria da parte di mass media e opinionisti”.

A differenza di quanto avviene in altri Pesi europei, infatti, in Italia – secondo Assomineraria – “la possibilità di valorizzare il petrolio e il patrimonio minerario in genere è rallentata da molti ostacoli. Da anni nel nostro Paese si assiste a un sostanziale azzeramento di ogni attività esplorativa, con il conseguente rischio dell’uscita di molte imprese estere e uno sviluppo minore dei territori interessati. Un lusso che non possiamo permetterci”.

L’associazione – che analizza nel dettaglio la questione nell’ultimo numero del suo ‘Assomin Magazine’ – sostiene quindi che “con un piano serio e strutturato, gli investimenti privati potrebbero raddoppiare la produzione nazionale di gas e petrolio, generando risorse per miliardi di euro da destinare alla crescita interna. Con rilanci occupazionali per centinaia di imprese, maggiore sicurezza energetica e miglioramento della finanza pubblica”.

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