ITALIA: DIMINUISCE L’IMPORT DI GREGGIO, MA L’IRAQ DIVENTA PRIMO FORNITORE

Nei primi 7 mesi dell’anno il greggio importato dall’Italia è diminuito rispetto allo stesso periodo del 2018 ma, nello stesso intervallo, l’Iraq ha consolidato il suo ruolo di primo fornitore di petrolio del Belpaese.

La tendenza è riscontrabile dai dati aggiornati resi disponibili dell’Unione Petrolifera, da cui emerge che, nel periodo gennaio-luglio 2019, gli acquisiti totali sono ammontati a 35,5 milioni di tonnellate, l’1,8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Al comando, nella classifica dei fornitori, si pone saldamente l’Iraq, da cui sono arrivate circa 8 milioni di tonnellate di greggio, quantità che equivale al 22% di tutto il petrolio importato dall’Italia nel periodo considerato e che fa segnare un incremento del 66% rispetto al volume di petrolio acquistato dallo stesso paese arabo nei primi 7 mesi del 2018.

L’Azerbaijan, che era stato il primo fornitore nel 2018 col 19% degli acquisti totali (l’Iraq era stato comunque il secondo, con circa il 15%), nella prima metà di quest’anno si attesta in seconda posizione con 5,8 milioni di tonnellate, il 9,6% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e circa il 16,5% del totale.

Sul terzo gradino del podio, grazie ad un notevole exploit (+49,6% su base annua), troviamo la Russia, da cui nel periodo gennaio-luglio 2019 l’Italia ha acquistato 4,7 milioni di tonnellate di petrolio, pari al 13,3% del totale.

Salta poi all’occhio il drastico calo degli approvvigionamento di greggio di origine saudita: dal regno arabo sono arrivate 2,8 milioni di tonnellate, il 34,5% in meno rispetto a gennaio-luglio 2018 e circa l’8% del totale (possibile che questo calo sia almeno in parte da imputare alle note vicende che hanno interessato il sistema produttivo saudita). Restando sempre nell’area del Medio Oriente (che nel suo complesso ha visto l’export verso l’Italia ridursi del 23,5%), da segnalare anche il totale azzeramento degli acquisti di greggio iraniano (6 milioni di tonnellate nell’intero 2018), per la verità partito già a novembre dello scorso anno, a causa delle sanzioni USA.

In forte calo percentuale anche le importazioni italiane di shale oil statunitense e canadese, ma in questo caso si parla comunque di volumi totali piuttosto modesti in valore assoluto, pari rispettivamente a 708 (-40,3%) e 334 (-18,1%) tonnellate.

 

Related posts