L’EXPORT DI PETROLIO DELLA LIBIA RIAPERTO PER UN SOLO GIORNO

Dopo un lungo periodo di chiusura totale, causato dalla guerra civile che da anni infuria nel Paese nordafricano, venerdì scorso lo stato di ‘forza maggiore’ era stato sospeso, ma la ‘finestra’ è durata un solo giorno, giusto il tempo di far partire una petroliera, e poi le attività sono state di nuovo bloccate.

Le esportazioni erano formalmente ripartite venerdì scorso, con il carico della nave cisterna Kriti Bastion presso il proto di export di Es Sider (unità che attualmente si trova al largo di Malta), ma nella notta tre venerdì e sabato, poche ore dopo la partenza della tanker di bandiera liberiana, il comandate militare della Libia dell’Est Khalifa Haftar ha ordinato un nuovo stop di tutto l’export di petrolio reintroducendo la ‘forza maggiore’.

Decisione che NOC, la National Oil Company, evidentemente non ha gradito, definendola “fonte di grande disappunto”.

Secondo la ricostruzione dell’agenzia americana Bloomberg, NOC si sarebbe detta convinta che l’ordine di bloccare di nuovo l’export di greggio, eseguito dalle truppe di Haftar, sarebbe in realtà stato impartito dagli Emirati Arabi Uniti.

A testimonianza delle influenze esterne nella vicenda, NOC avrebbe riferito anche che al momento il porto di Es Sider sarebbe occupato da mercenari russi e siriani, mentre i giacimenti petroliferi dell’area del Sahara sarebbero pattugliati da altri miliziani, in questo caso russi e sudanesi.

Il Presidente di NOC Chairman Mustafa Sanalla ha dichiarato che dovrebbero essere “conseguenze per una manciata di Stati che stanno sovvertendo le regole internazionali e distruggendo la Libia”, e che questa situazione conferma “l’urgenza di misure per migliorare la trasparenza finanziaria e di riformare la sicurezza delle installazioni petrolifere”.

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