giovedì, Gennaio 27, 2022

GNL: IL PAKISTAN VALUTA LA CANCELLAZIONE DEI MAXI CONTRATTI DI FORNITURA CON ENI E GUNVOR

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Il Pakistan potrebbe cancellare i maxi contratti di fornitura di gas naturale liquefatto firmati con Eni e Gunvor nel 2017.

A riferirlo, citando ‘fonti riservate’, è l’agenzia americana Bloomberg, secondo cui la società statale Pakisan LNG starebbe considerando di esercitare le clausole di rescissione dei due contratti di lungo termine (quello col gruppo italiano è di 15 anni), in ragione del recente calo dei prezzi del GNL su base spot, e sulla crescente offerta di questo combustibile disponibile a livello internazionale.

Al momento non sarebbe stata ancora presa nessuna decisione definitiva, ma secondo i calcoli della stessa Bloomberg il Pakistan, rescindendo i due contratti, dovrebbe pagare penali nell’ordine di complessivi 300 milioni di dollari. Cifra che, evidentemente, potrebbe essere conveniente sborsare per poter poi pagare il GNL sul mercato spot cifre ben più basse di quelle che sicuramente sono alla base dei contratti firmati con Eni e Gunvor oltre 2 anni fa, in un contesto di mercato del tutto diverso e sulla base del tradizionale modello di contratti di fornitura di gas a lungo termine, indicizzati al prezzo del greggio.

Una situazione, quella degli attuali prezzi bassi del GNL, che dovrebbe durare per diverso tempo: almeno per alcuni anni secondo gli analisti di Morgan Stanley. Motivo per cui molti importatori stanno facendo pressioni sui venditori per rivedere i contratti di fornitura stilati sulla base di prezzi che oggi sono ormai considerati fuori mercato. Fino ad arrivare a considerare mosse più drastiche, come starebbe facendo il Pakistan.

Già nell’ottobre dello scorso anno, il Paese asiatico aveva deciso di annullare una gara precedentemente avviata per assegnare un ulteriore contratto di fornitura di GNL della durata di 10 anni (procedura competitiva a cui peraltro, secondo i rumor del tempo, sarebbe stata intenzionata a partecipare la stessa Eni): decisione motivata con la crescita troppo lenta della domanda interna, ma che ora – alla luce dell’attuale situazione generale – sembra assumere l’ulteriore merito di non aver legato Islamabad ad un altro contratto a prezzi sicuramente più alti di quelli che si possono spuntare ora sul mercato spot.

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