PUBBLICATO IL NUOVO ‘GLOBAL LNG REPORT’ DELL’INTERNATIONAL GAS UNION

E’ stato appena pubblicato online l’11° Global LNG Report dell’International Gas Union (IGU), organizzazione no-profit sovranazionale nata nel 1931 e oggi attiva nel promuovere il ruolo del gas naturale come elemento fondamentale di un’industria energetica sostenibile, che conta oltre 160 membri tra associazioni nazionali e operatori privati.

Il corposo dossier analizza l’andamento del mercato del gas naturale liquefatto (GNL), per cui il 2019 (anno a cui si riferiscono i dati) “è stato un altro anno di forte crescita. L’LNG, segmento cruciale del settore del gas naturale – scrive l’IGU nella presentazione del report – continua a rafforzare la sicurezza energetica globale e aumenta la flessibilità di accesso a forniture di gas naturale”.

Secondo l’IGU, l’ultimo anno è stato il 7° consecutivo in crescita per il GNL, il cui commercio internazionale è aumentato del 13% a 354,7 milioni di tonnellate.

In costante incremento anche il segmento delle unità FSRU (Flotaing Storage and Rigassification Unit), modalità per migliorare l’accesso a questo mercato: dei 37 mercati nazionali di import di GNL considerati nella ricerca, 19 hanno importato gas liquefatto tramite FSRU e 6 di questi disponevano anche di terminal terrestri.

In crescita anche l’export da tutti i principali Pesi produttori: al vertice resta il Qatar, poi l’Australia a gli USA, che sono saliti proprio nel 2019 al terzo posto, seguiti dalla Russia. In aumento anche i volumi provenienti da Algeria ed Egitto.

Per quanto riguarda la domanda – scrive l’IGU – il principale centro resta il Far East, da cui origina il 70% di tutta la domanda mondiale di GNL (dato 2018).

Infine, guardando alla dinamica dei prezzi del gas naturale liquefatto, l’associazione nella sua presentazione ricorda (rimandando gli approfondimenti al report stesso) che il 2019 è stato un altro anno da record per i bassi prezzi, situazione generata dalla crescita globale della produzione di GNL, dall’entrata in funzione di numerosi nuovi terminal per l’export e da una domanda asiatica che non è aumentata a ritmi altrettanto elevati.

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