venerdì, Gennaio 27, 2023

IL GOVERNO TROVA ACCORDO SULLE ‘TRIVELLE’: SCENDE A 18 MESI LO STOP ALL’OFFSHORE

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La moratoria sulle perforazioni offshore (le cosiddette ‘trivelle’) voluta dal Movimento 5 Stelle, la componente più rigida dell’esecutivo governo giallo-verde sulle tematiche energetiche e ambientali, aveva rischiato di creare una seria frattura con l’alleato di Governo, la Lega, intenzionata invece a non ostacolare in modo così drastico l’industria oil&gas italiana (concentrata, come noto, soprattutto nel Mar Adriatico).

La misura oggetto dello scontro, culminato con le minacciate dimissioni del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S), è un emendamento al Decreto Semplificazioni, in cui i 5 Stelle volevano inserire uno stop di 36 mesi a tutte le attività di esplorazione offshore in territorio italiano e un incremento di 35 volte dei canoni di concessione dei giacimenti di petrolio e gas.

Dopo un serrato confronto all’interno delle Commissioni I (Affari Costituzionali) e VIII (Lavori Pubblici) del Senato, dove il testo era in discussione, nella notte Lega e 5 Stelle hanno trovato la quadra su una soluzione di compromesso, che mantiene forti limitazioni all’oil&gas nazionale, ma ne riduce (su pressione dei parlamentari leghisti) intensità e durata.

La moratoria per le esplorazioni offshore sarà infatti prevista per 18 mesi, e non più per 36, mentre i canoni di concessione verranno si aumentati, ma di 25 volte invece che di 35, come previsto nella bozza di emendamento originaria.

L’accordo, confermato alle agenzie stampa dal presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, Mauro Coltorti, ricompone quindi la frattura creatasi in seno all’esecutivo – anche se molte testate parlano di un crescente malessere della componente leghista del Governo nei confronti del ‘partito del no’ rappresentato dai colleghi pentastellati – e, soprattutto, consente al Decreto Semplificazioni di proseguire il suo iter: venerdì il provvedimento dovrebbe ottenere il via libera definitivo da parte del Senato e tornare quindi alla Camera per la seconda lettura a Montecitorio.

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